DA UN PO’ CHE…?

16 Gennaio 2010

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Da un po’ che… non scrivo più sul mio blog.

Da un po’ che… per vari motivi non riordino bene le idee.

Da un po’ che… come in questi mesi di fine anno saturi di lavoro, entusiasmo, colori, stanchezza, gastrite, non riesco a dare spazio al tempo, se non a quello che mi serve per stramazzare tardi sul letto.

Da un po’ che mi girano… cose da dire e che inevitabilmente finiscono per scapparmi tra le maglie troppo larghe che uso in questo periodo, preso come sono a rincorrere cose “grandi”…

Da un po’ che… Ahh… cavolo, ma abbiamo già superato la metà di gennaio! Le feste e i panettoni e gli auguri e ci vogliamo tutti bene e tutto quel tempo libero tipo vacanze di Natale, dove sono andati a finire? Passati? Minchia (francesismo-siculo), ma non dovevo riposarmi? Il tempo scivola via sempre più veloce, corriamo sempre più forte. Dove vogliamo andare? …e che con tutta questa nebbia… sta a vedere che alla fine perdo di vista l’obiettivo. Obiettivo?…perché c’era un’obiettivo da raggiungere? Forse si, comunque per non sbagliarmi in questi mesi ho fatto nuovamente un sacco di foto…ah ecco si, l’obiettivo, quelli ne ho comprati due nuovi bellissimi: canon  EF 14mm f/2.8L II USM-NEW e canon  EF 24-70mm f/2.8L II USM . Senza farmi prendere troppo dalla frenesia da super-utilizzo del nuovo strumento, scatto e riscatto immagini. E’ sempre una goduria maneggiare oggetti nuovi, lucidi, asettici, profumati di nuovo: un misto di plastica e acciaio e lenti sgrassate. Puntare subito l’occhio attraverso le nuove lenti, osservare nuove distorsioni, nuove prospettive, zoomare avanti e indietro, vicino e lontano. Appunto senza farsi prendere troppo dallo strumento dicevo, che poi alla fine inevitabilmente esageri sempre.

Allora cosa dico e cosa scrivo e cosa pubblico allora adesso?

Il solito fritto misto di cose successe da un paio di mesi a questa parte:

finalmente il museo del cinema pubblica nel suo rinnovato sito “Vertical dreams” …mie le immagini e il resto del bellissimo lavoro di ARS media

e finalmente esce anche il secondo libro della mia casa editrice Cibele: “il libro del cavolo” di Sigrid Vebert

per l’ente turismo Langhe e Roero abbiamo sfornato più di 100.000 spessi libretti fotografici sul territorio; Tec arti grafiche, studio Sanna, Liberlab ed io ne siamo gli autori…

da settembre, poi entro ed esco dal carcere di Alessandria, con amici cuochi per un progetto che vede interazioni del tipo gastronomico-malavitoso. Abbiamo ascoltato e raccontato storie e ricette tra fornelli e sbarre…

è partita ufficialmente anche la campagna pubblicitaria dell’azienda Monari Federzoni aceto balsamico di Modena. La mia immagine verrà utilizzata in Europa e in America…

da Andrea Ribaldone del ristorante La Fermata di Spinetta Mrengo ho passato tre giorni a scattare foto dei suoi piatti e del suo lavoro che verranno utilizzate per produrre un libro edito da Sperling & Kupfer.

per il consorzio tutela vini d’Acqui, realizzo immagini di aperitivi a base di Brachetto…scatta, scatta.

calendario per la Magliano Trasformatori faccio grafica e organizzo il set fotografico…

calendario per la Cassa di Risparmio di Fossano, grafica e realizzo le immagini…scatta, scatta.

per Balocco Panettoni, scatto ancora qualche immagine della produzione…

per Palzzo Righini ho realizzato parecchio materiale fotografico e ancora ne devo realizzare…

Insomma da un po’ che… ma di cosa vi stavo parlando?

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MIO CUGINO, MIO CUGINO…

5 Dicembre 2009

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Visto che dei miei lavori, suc cessi, insuc cessi e varie altre mie stronzate non ne riesco più a scrivere, almeno vorrei segnalare libro di mio cugino, mio cugino…Lo devo (lo voglio) fare:

Ricordate il “Gambero Nero”? Si, il libro ricettario che abbiamo fatto assieme ai detenuti nel carcere di Fossano, io e Michele Marziani (mio cugino?)…insomma da allora Mio cugino di libri ne ha scritti parecchi.“La cucina riminese tra terra e mare”, “Lungo il po”, “La trota ai tempi di zorro”,“Umberto Dei”, “Sovversivi del gusto 1″, Sovversivi del gusto 2″ e ora “La signora del Caviale”.

Vorrei parlarvi con parole mie di mio cugino e del suo libro…ma ecco, in realtà copio e incollo la mail che mi è arrivata…prima o poi leggerò il romanzo…ma se aspetto il tempo, di certo non potrei scrivere oggi il post, quindi:

“La signora del caviale” (Cult Editore Firenze, 2009, euro 12,00 - Distribuzione Rizzoli RCS)

Il libro:narra di una comunità di pescatori di storioni nel basso corso del fiume Po vista attraverso gli occhi del giovane nipote del capostazione del paese. Un intreccio di uomini e storia, all’ombra della seconda guerra mondiale. A tenere le fila della vicenda la presenza, discreta e distante, della signora del caviale. Lei, ebrea, scompare con le leggi razziali e assieme a lei finisce per sempre l’epoca del caviale del Po.
Una storia che attraversa due dei drammi maggiori del Novecento, la guerra con le persecuzioni razziali e il degrado ambientale causa della scomparsa degli storioni.

L’incipit: Capoccia! Capoccia grossa! Sento le grida, vedo i bambini correre sull’argine maestro e sfreccio anch’io con la bicicletta. Chi l’ha preso? Di chi è? Domando eccitato. Del Turco, del Turco… rispondono i ragazzi senza prendere fiato. Sente anche Amelia che fa l’erba per i conigli e urla anche lei: cosa ci andate a fare a casa del Turco che non ha famiglia? Adesso c’è la nipote, rispondono i bambini eccitati e corrono che sembra di sentire il rumore del respiro assieme a quello degli zoccoli: Capoccia! Capoccia grossa!
Man mano che le gambe si incrociano lungo l’argine arrivano altri bambini che stanno lavorando negli orti di casa o alle reti e si mettono anche loro in corsa. Hanno muscoli freschi e superano i compagni: solo chi dà la notizia per primo riceve la ricompensa, la moneta. Agli altri, se hanno fortuna, un pezzo di pane. Ma dal Turco no, da quando c’è Bechi, è la casa a cui si corre più volentieri: oltre alla moneta ci sono caramelle d’orzo per tutti. Dolci da tenere in bocca pregando che non finiscano mai. Roba che a sentire Mario e gli altri bambini non si è mai vista tra i pescatori. Ma il Turco viene dall’Oriente, dicono con rispetto. Non è proprio uno di noi.

L’autore: Michele Marziani è nato nel 1962 a Rimini dove attualmente risiede. Ha vissuto a lungo sul lago d’Orta e a Milano. “La signora del caviale” è il suo terzo romanzo dopo “La trota ai tempi di Zorro” (DeriveApprodi, 2006) e “Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta” (Cult Editore, 2008). È autore anche di diversi libri di viaggi, vini e cibi. Il suo sito è: http://www.michelemarziani.org

Il blog:C’è un blog dedicato: http://signoradelcaviale.wordpress.com/

I booktrailer: ce ne sono due. Quello ufficiale: http://www.youtube.com/watch?v=_vC3ZWEWtDs e quello di suo figlio Ludovico: http://www.youtube.com/watch?v=pfzTi3vcg7k

Colgo l’occasione per pubblicare delle immagini con mio cugino 1 e 2 alle isole Eolie, dall’album di famiglia Dutto:
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MEGLIO BASTARDI, COME GLI UOMINI.

8 Novembre 2009

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Razza pura. Qualcuno ha provato a fare selezione, ma il risultato è stato catastrofico. Un trifolao, due cani e un fotografo…di sicuro non di razza, camminano nel bosco vicino a Monchiero, nelle langhe per un lavoro da svolgere. Il naso dei cani setaccia il terreno inspirando molecole, ma solo quelle del tartufo cerca. ll trifolao incita con le parole i can, con le carezze. Parla a loro come si fà con le persone, regalando bocconcini di pane e crocchette di tanto in tanto. Il fotografo osserva e scatta a fatica nel buio sottobosco, dove solo da poco si è alzata la nebbia. I cani veloci passano davanti l’obbiettivo. Difficile mettere a fuoco, anzi spesso sfoca del tutto. Adesso i due “uomini” giocano con il loro lavoro, i cani ascoltano, annusano e cercano senza sosta.” Ma di che razza sono?” chiede il fotografo. “Razza?” il trifolao” Bastardi, incrociati sono più intelligenti, più umani…meglio” ” ah ecco…” il fotografo annuisce e in effetti vede nel mirino della macchina fotografica gli occhi del cane e sente come delle parole uscire da quello sguardo “ah ecco…uomini, cani, bastardi, tartufi…meglio” pensa, poi si rituffa nei panni del fotografo per svolgere il suo “lavoro”.

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…A GIA’ IL SALONE DEL VINO

25 Ottobre 2009

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Langhe, anzi nell’alta Langa, Prunetto, Camenrana, San Giovanni Belbo. Oggi giro per fotografare castelli, bici, boschi, paesaggi per poi scendere ad Alba a scattare dei ritratti. Sono come al solito di corsa…in ritardo sulla tabella di marcia. Inizio al mattino presto a Prunetto dal castello mentre il sole spara la prima luce del giorno sulla facciata, su quella parte della fortezza. Contrastate le pietre, il prato, il cielo. Scatto, scatto, salgo sulle torri, nel museo, scendo nel cortile, scatto, scatto mentre esco fuori, scatto, scatto, fatto. Un’attimo dopo scivolo tra le curve fino al centro la Pavoncella a San Giovanni Belbo, dove mi aspettano per fare altre foto nei boschi, nei paesaggi, tra le case e  le colline con gente che va in mountain bike. Adesso il sole comincia a riscaldare anche in mezzo alle colline, dove i colori s’accendono di terra marrone bagnata e di prati verdi e di vigne rosse, di giallo dei boschi di castagni, querce, frassini… Insomma come si dice da queste parti “Propi ‘na bela giurnà”…finalmente dopo tutti i rinvii di questi giorni per via della pioggia, era ora. Sono le 12,30. Qualcuno ci porta un panino, un bicchiere di vino, un bounet. Non si rifiutano mai, neanche quando hai fretta e ti aspettano ad Alba. “Causa anomali condizioni del mare tutti i collegamenti tra le isole sono stati momentaneamente sospesi…” mi ha insegnato l’impossibilità di programmare oltre quello che la natura ti lascia programmare. Bene, così riscivolo giù fino ad Alba. Curve, discese, vigne, poco traffico, sole mentre la in fondo vigila lo sguardo del Monviso e… che belle nuvole. Non posso più fermarmi ora. Di colpo nel mio programmare le ore che mi restano, mi balza in mente “oggi s’inaugura il salone del vino…”, ho lavorato alla produzione delle fotografie per lo stand della regione Piemonte…”A già il salone del vino e quando ci vado?” Vorrei vedere il mio lavoro finito. Finalmente arrivo ad Alba, l’appuntamento al cimitero, arrivare al centro non ci provo neanche per via della fiera del tartufo e del caos allegato. Incontro le facce dei soggetti da fotografare stupite-imbarazzate “…vorrai mica fare le foto qui con lo sfondo del  cimitero?” dice Cinzia ” …no, no tranquilla. Vediamo di trovare uno spazio giusto, ma non troppo al sole però.” Per quanto mi sarebbe andato bene anche lì davanti. Si insomma tanto devo solo mettere un sfondo bianco e fare scatti da scontornare e inserite sulle altre immagini di paesaggi e di vigneti e natura…un posto vale l’altro. Ma si cerchiamo un’altro posto, mi convinco di più mentre arriviamo in riva al Tanaro. Veramente le foto sarebbero venute identiche, ma vuoi mettere la vista? La fila di alberi costeggia la strada sterrata, da un lato il fiume scorre piano, sullo sfondo sempre le Langhe mentre un’aria leggera soffia quasi calda e la luce forte del sole comincia a scendere. Tipica giornata autunnale che profuma di foglie secche, caldarroste a un leggero velo di malinconia. Bene dopo un’oretta qui abbiamo finito, smonto lo sfondo, saluto e…a già il salone del vino. Giro la macchina in direzione Torino, questa giornata sembra non finire più. Penso che rientrerò a Fossano un po’ tardi, ma penso anche all’ora in più che aggiungeremo questa notte…giornata veramente allungata oggi, stanotte.

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C’ERA UNA VOLTA IL MIO STUDIO

22 Ottobre 2009

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…ah gia ecco…il mio studio dov’è? Si quello che ogni fotografo, chi più chi meno ha. Un’entrata, foto appese alle pareti, una scrivania, un tavolo per rifilare le foto, computer, macchine foto sparse qua e là…insomma lo studio del fotografo. Dov’è finito il mio? Entro in questi giorni al mattino e faccio fatica a non pestare cose, scatole, libri, pacchetti. “La mia borsa dové? il mio zaino? quelle foto erano appogiate qui, dove minchia sono sparite?”. Questa è una casa editrice cascata sopra il mio studio. Ma quanto spazio prende una casa editrice? Ecco perché la chiamano “Casa” editrice, perché ci vogliono tante stanze, più spazio, più di uno studio fotografico. Aiuto, c’era una volta il mio studio. La sensazione è quella di essere sommerso, coperto, schiacciato in questo periodo di progetti e lavori entusiasmanti si, ma impegnativi molto. Ma chissenefrega, dell’impegnativo e della fatica, che tanto di tempo per riposare ne avremo prima o poi, almeno quello eterno è assicurato. Pace e bene.
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CARATTERI MOBILI, AD OGNUNO IL SUO.

27 Settembre 2009

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Verso il 1450 Johann Gutenberg inventò il metodo di stampa a lettere (caratteri) di metallo mobili. Le varie lettere venivano sistemate una dopo l’altra per formare una sorta di matrice con il testo che avrebbe poi composto la pagina. Piombo, antimonio e stagno era la lega che resisteva bene alla pressione della stampa. Prima di allora i libri venivano scritti a mano, pagina dopo pagina, decorazione dopo decorazione. I tempi per la realizzazione erano molto lunghi e impegnativi, così la cultura poteva espandersi solo a pochi eletti, benestanti o religiosi. L’invenzione diete una svolta decisiva alla comunicazione e alla cultura. Solo 50 anni dopo erano stati stampati già 30.000 titoli con una tiratura superiore a 12 milioni. Io credo che in ogni invenzione (riuscita o meno) ci sia sempre una parte di magia, una sorta di alchimia, sì che quella persona abbia un’illuminazione. In quel preciso istante, dopo un percorso che attraversa l’esperienza, la manualità, la creatività, la casualità, l’inventore intuisce, capta l’evoluzione meccanica o filosofica. Penso quindi all’invenzione come una sorta di destino che si compie e che porterà alla crescita della cultura dell’uomo di cui tutti possiamo farne parte, uso e miglioramento. Oggi, una domenica mattina di scazzo come altre, la riflessione su Johann Gutenberg e il suo carattere mobile mi viene facile giocando con le parole. Per essere inventore bisogna avere un grande carattere e una grande apertura mentale che ti permetta di capire l’importanza dell’errore e della casualità a volte partendo dal caos, per gettare le basi all’invenzione. Il digitale ha dato un’altra grande accelerazione a questo processo di comunicazione editoriale. Noi fotografi ci stiamo dentro, ormai capita normalmente di unire alla fotografia parole, testi su libri, su cataloghi, nei blog, manifesti. Allora il mio carattere sperimentatore ne gode mentre apro immagini sul monitor e le abbino ai pensieri. Scelgo le font: bodoni, helvetica, courier, lucida sans, tims, geneva, ecc… e compongo pagine con una tale semplicità e velocità che se solo Gutenberg avesse immaginato questo sviluppo alla sua invenzione…ma forse mi stupisco più io vedere che dopo quasi 600 anni ancora oggi qualcuno stampa in quel modo, non per moda ma per mestiere.

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LETTERA

11 Settembre 2009

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Ciao, come va? stai bene? e tu? qui come al solito, come già conosci. Ecco passato agosto, ecco passato il primo temporale di fine stagione qui in Piemonte e subito le prime sensazioni d’autunno smuovono l’animo nel bene e nel male. L’arrivo dalla Sicilia, calda ancora dei venti mediterranei è già lontano. Sinceramente dopo le giornate torride dei giorni passati, questo fresco me lo godo tutto. Arrivo dalla Sicilia dunque. Meglio non parlarne troppo di questo giro (dal punto di vista lavorativo), meglio fare il punto sulle cose positive… che faccio prima:

-Saline di Marsala, foto belle lavoro serio e soddisfazione.

-Licata, mantenuto da Pino per una settimana tra alti e bassi passo un’indimenticabile soggiorno tra cucina, spiaggia, casa e         luoghi di Licata inediti, raggiX in ospedale… cavalli che s’inchinano, festa di Sant’Angelo con processione tipica. Incontro i pescatori e qualche giorno lo passo in spiaggia con Pino e famiglia.

-Un bel giro a Noto dove incontro Manuela e Paolo Reina cuoco dell’Antica Trattoria del Gallo a Gaggiano che sono ospiti di Maurizio e Cristina qui (si commenta da solo), belle persone. Incontro Corrado Assenza al volo al Caffè Sicilia, assaggini vari.

-Una puntatina a Chiaramonte da Lorenzo, un bagno nella piscina tra gli ulivi di Luca monica e un’indimenticabile gin tonic.

-Tutto per un totale di 19 giorni.

Ed eccomi qui nel turbinio delle cose settembrine da fare, da organizzare, gestire e da farsi travolgere nuovamente. Ieri sono stato da Ugo Alciati a scattar foto. Ancora una volta la palla rimbalza tra le cucine di Sicilia e Piemonte. L’Italia per me già basterebbe così. A Pollenzo nel ristorante “Da Guido” la brigata armeggia sui fuochi, i camerieri scorrono lisci tra cucina e sala. Profumi, vapori e colori si fondono sul sensore della mia Canon che assorbe tutto scattando a ripetizione. Ugo fin da subito mi chiede cosa voglio dal menù. Che faccio, rifiuto? Smetto di fotografare di tanto in tanto e seduto sullo sgabello tipo mucca carolina vedo arrivare i piatti pieni. Fotografo, mangio e scatto. Assaggio, mi do da fare. Nelle cucine l’acciao domina, riflette le luci giallo verdi dei neon, specchia facce e movimenti. Questa è bella grande e riflettente, posso muovermi e cercare punti di vista diversi. Comunque mi sento sempre un po’ in mezzo alle scatole mentre c’é chi lavora veramente. Quindi finisco con una granita al limone… bravi tutti. Verso l’una rientro a Fossano e scarico i file, anche le foto mi piacciono. Bene fin qui, ma poi ci sono i programmi futuri. Ancora molti, interessanti e confusi tra voglia di fare e tempo a disposizione… sempre poco. Mi sa che il Natale arriverà veloce, troppo. In questi giorni sto organizzando anche il ritorno in prigione, a breve, ad Alessandria. Sto per  realizzare un bel progetto che vedrà fotografia, cibo, rapine, libertà forzata e negata interagire. Cuochi, detenuti e un fotografo (io) cercheranno di raccontarsi le vite dietro i fornelli, dietro le sbarre e le macchine fotografiche…”Ricette di vita”, te ne parlerò appena riesco, appena avrò del materiale. Ancora comunque devo chiudere tanti lavori, calendari, libri, cataloghi…l’umore varia dal panico al tranquillo, dal eccitato al semi depresso e così via… Adesso si son fatte le 23.35, Neil Young suona ancora lento nel mio stereo, venerdì fine giornata, fine settimana, suona ancora “The Needle and the Damage Done”. Mi sembra che per oggi possa bastare, ora devo davvero rientrare, sono stanco. Ci sentiamo presto ciao Davide

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LE DUE FACCE DI LAMPEDUSA

23 Agosto 2009

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Caldo ventilato, mare, sole e colori sparati. La macchia mediterranea è rasa e bruciata dal sole, dalla salsedine e sopravvive sulla glabra isola. Un fazzoletto di terra galleggia come una chiatta tra Africa ed Europa, geologicamente ancora Afrinana. Una bellezza zen, essenziale. Il cielo e il mare diventano tutt’uno e si scontrano con la roccia, il vento cambia spesso direzione, ora è fresco: maestrale. Le alte scogliere che a picco sul mare circondano ogni lato dell’isola, lasciando pochi approdi dal mare. Sono le spiagge per i turisti di agosto. “Qui siamo“, a Lampedusa. Venerdì scorso ci ha raggiunto Osvaldo. Per chi non lo conosce è il figlio del maestro lingua…famia numerusa. Di origini Fossanese Osvaldo arriva ora da Albissola Marina. Ridente località turistica appoggiata sul mar ligure, appena dopo Savona sulla mitica Aurelia che va verso Genova, da diversi anni un gran classico delle Lingua holiday. Lavora e vive Kabul da un paio d’anni. Giulia invece arriva da oltre manica, studia e si guadagna spiccioli facendo la cameriera, ha appena finito un master su conflitti e guerre, quasi giornalista e aspirante fotografa. Io invece sono io. Eccolo dunque un improbabile trio di origine Fossanese che si muove in questi giorni, boccheggiando e cazzeggiando sull’isola. Che ci facciamo qui a Lampedusa in pieno agosto? In effetti l’idea era quella di abbinare una specie di vacanza e una specie d’indagine fotografica sul tristemente famoso centro di accoglienza. Dei clandestini ho fotografato uno sbarco l’anno scorso mentre scattavo foto ai pescatori di tonni. Pescatori, pesci, clandestini in continua lotta per la sopravvivenza nel canale di Sicilia. Con la mia canon scatto foto, mi sento uno spettatore in territorio neutro, ma non abbastanza per non esserne emotivamente colpito. Da allora sto cercando di approfondire sulla realtà di quelle persone che cercano di attraversare i deserti e il mare in cerca di lavoro, magari in nero, sfruttati per pochi euro la giornata. Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini di  Fabrizio Gatti, devo leggerlo. Racconta come lui si è finto clandestino e descrive l’ultima parte di quei drammatici viaggi, di chi fino qui è riuscito ad arrivare vivo. Un punto di vista. Poi  ci sono le immagini e le storie raccontate dai pescatori. Storie di ritrovamenti dei cadaveri o di soccorsi prestati ai migranti. Infine il punto di vista ufficiale, quello che leggiamo sui giornali, vediamo nei notiziari, spesso lontano dalla realtà, di facciata più politica che altro. Quei morti colpa di Malta, di Geddafi, del governo italiano…? Mentre gente ancora dispersa nuota ancora per poco in questo mare. Noi qui facciamo il bagno a Cala Croce o a Cala Greca o davanti alla splendida isola dei conigli, prendiamo il sole… ieri un turista a Linosa ha trovato l’ennesimo cadavere galleggiante. Niente a che fare con la bellezza dell’isola, dei suoi abitanti, ma storie parallele che scorrono e spesso s’incrociano, allora non possiamo chiudere gli occhi. A me succede così.

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NIENTE MALE, TESTA DI…

12 Agosto 2009

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…tutto bene tutto bene, ma ieri sera quel muretto  non si è fermato mentre andavo in retro…ahiiiii. Si beh stavo telefonavo, ma era così buio…ieri sera banggg. Era buio mentre Continua »

SIMON & GARFUNKEL CANTANO SOUND OF SILENCE

11 Agosto 2009

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Agosto martedì 11. 2009, la Sicilia in questo periodo sembra ancora più vicina all’Africa. La prima volta che venni a Trapani la mia conoscenza del territorio Siculo era poco più di quella che ho del pur famoso BLACK & DECKER® Trapani…E’ vero! Mi stavo recando Continua »