
Forse mi ripeto quando scrivo che il mio lavoro mi sorprende in continuazione e mi offre la possibilità di conoscere persone e storie sempre nuove, ma è veramente così. Anni fa…forse centinaia, la mia amica Viviana “scappò con quelli del circo”, s’innamorò di una persona, di un mondo…Sembrava una scelta azzardata allora per noi sbarbatelli, poco più che diciassettenni con ancora i brufoli e i primi peli di barba nera. Un colpo di testa esagerato. Ma come si può vivere girovagando per le piazze a quell’età e a quei tempi?… Gli studi da finire, un’ ipotetica carriera, la famiglia…Insomma, quella era un’età che ancora non si aveva un’idea chiara sul futuro o almeno io non l’avevo di certo. Quello era il circo, ma non quello delle grandi famiglie circensi, dei grandi tendoni, animali esotici, parate nelle vie cittadine, ecc… Nel senso che quello era un circo con un paio di cavalli e un carrozzone, lo spettacolo si svolgeva a cielo aperto in una piazza, attorno alcune sedie disposte in cerchio che delimitavano la scena. Viviana penso che passando da Piazza d’armi in quei giorni sia stata incuriosita, colpita e affascinata non solo dallo spettacolo, ma da tutto quello che avveniva prima e dopo le serate o i pomeriggi di rappresentazione. Le persone. In quel periodo stava arrivando in Italia un cambiamento di quel mondo il “Cirque nouveau” e quello era il Circo Bidone. Solo ora comincio a capire in parte quella realtà. Ci domandavamo allora scioccati, come si decide di prendere la valigia e partire così in pochi giorni? Quel mondo esiteva più nelle nostre fantasie, i personaggi, quelli erano lì da sempre e non avevano scelto di andare con il circo, erano il circo…o no? Bene, ancora oggi ho le idee confuse, ma sento forte lo spirito del viaggiatore, di fare lo spettacolo e di stupire le persone, di far ridere e riflettere conoscendo luoghi e persone nuove… Mi piace molto la parte atletica, la più immediata, la più apparentemente semplice a vedersi. L’abilità fisica, forse nessuno capirà mai bene, ma non è una dote che ti viene ragalata da chissà chi. La destrezza è fatta di sacrifici e di sudore e ripetere, ripetere, ripetere all’infinito movimenti sempre più difficili. Allenamento e duro lavoro, senza del quale niente viene fuori. La parte emotiva poi, la più sotterranea mi piace ancora di più; fatta di sentimenti e passioni, d’incontri e di piazze che ti stanno a guardare. Situazione d’esame, batticuore da placare, fari colorati o sole cocente di questi giorni, profumi e sapori forti. Del resto mi sembra un po’ quello che succede nel il mio lavoro di fotografo, magari con la vocazione più vicina all’arte della clownerie, ma vado anche bene nell’equilibrismo, sempre in bilico tra vita e professione, immagini e realtà, sentimenti ed egocentrismo. Sono fiero della mia prima licenza di fotografo, appunto “licenza di fotografo ambulante”, quando fotografavo gli sport invernali girando l’Europa: olimpiadi, coppa del mondo di sci, campionati mondiali alpini, ecc… Qui a Fossano Mirabilia e finita da pochi giorni e sento già la lontananza da quel mondo in continuo movimento, una strana forma di malinconia di cose non vissute o forse si? Un mondo che in parte sento appartenermi, un mondo parallelo, forse un mondo precedente. Per Mirabiglia ho solo scattato delle fotografie. Lo spettacolo, l’allenamento, il sudore, io l’ho passato tutto dietro la mia nuova 5D mark II (ma non è una pubblicità, solo l’entusiasmo infantile per aver appena comprato il mio ennesimo corpo macchina), eppure mi è sembrato svolgere una parte attiva, le battute, i movimenti sincronizzati, i volteggi con i drappi colorati e le palle, le clave… Ho passato parecchio tempo dietro le quinte a fotografare le fasi prima degli spettacoli, in particolare ho seguito tre compagnie: Casata Maluf, Circo dell’uovo e i francesi della Compagie Bibendum Tremens. Fotografando ho visto pezzi di vita in queste calde giornate d’inizio estate. Ho ascoltato, ho appena messo il naso in questa realtà e subito ho stretto nuove amicizie. Alla fine due giorni dopo, l’ultimo ad andarsene è Julien JuJu il funambolo. Passa in studio per salutarmi con calma e per vedere le sue fotografie stampate. Così li regalo le più belle e lui in cambio mi lascia una bottiglia di Fixin di Ghislain Kohut, grand vin de Bourgogne. Equo e piacevole scambio. Queste sono le cose del mio lavoro che più mi piacciono e stupiscono, queste le immagini di quei giorni.




















